La
spogliarellista è stata mandata dalla madre di un ragazzo
A scuola festa dei 16 anni con strip-tease
A
lezione di recitazione si è presentata «un'artista» vestita da poliziotta che
ha sculacciato il festeggiato
LONDRA - Cosa fareste se per
festeggiare i vostri 16 anni arrivasse a scuola una spogliarellista, mandata da
vostra madre? Non si tratta di uno scherzo, anche se lo potrebbe sembrare.
Questo è proprio quello che è capitato a un sedicenne di Nottingham, in
Inghilterra, che nel bel mezzo della lezione di recitazione alla Arnold Hill
School si è ritrovato davanti una stripper professionista vestita da poliziotto
in gonnella che, fatta partire una canzone di Britney Spears dallo stereo che
si era portata dietro, ha cominciato a spogliarsi, rimanendo in reggiseno e
mutandine. Non solo. Per calarsi meglio nella parte della sexy poliziotta
chiamata a punire il «naughtly schoolboy» (scolaro cattivo) per non aver
fatto i compiti, la ragazza ha pure sculacciato l’attonito studente con il suo
frustino, dopo avergli fatto mettere un collare e averlo portato in giro per
l’aula. A quel punto, l’insegnante (vera) ha riacquistato l’uso della parola e
ha messo fine all’imbarazzante spettacolo.
ERRORE - A quanto si è
appurato, ci sarebbe stato un errore all’atto della prenotazione: la mamma del
festeggiato aveva, infatti, affittato un uomo vestito da gorilla ma, chissà
come, alla scuola si è presentata la spogliarellista. Fra
l’altro, la madre (di cui non sono state fornite le generalità) aveva anche
avvisato la professoressa di recitazione che ci sarebbe stata una sorpresa
durante la sua lezione, senza però specificare di cosa si sarebbe trattato, e
le aveva pure chiesto di riprendere la scena con una videocamera, così tutta la
famiglia avrebbe poi potuto vedere la reazione sorpresa del figlio alla vista
del gorilla. Le autorità scolastiche hanno aperto immediatamente un’inchiesta
per capirci qualcosa sul bizzarro episodio, ma per ora non sono stati presi
provvedimenti nei confronti di alcuno studente.
INCIDENTE - «C’è stato un
incidente - ha spiegato un portavoce della scuola al Daily Mail -
e ne siamo a conoscenza, ma stiamo indagando». Bocche cucite sul nome del
sedicenne coinvolto nello spogliarello fuori programma anche da parte dei
compagni di classe, ma una ragazzina che ha assistito allo show ha spifferato
tutto al giornale: «È successo poco prima di pranzo», ha raccontato l’anonima gola
profonda, «nel bel mezzo della lezione di recitazione. All’improvviso,
l’insegnante ci ha detto: “Attenzione, sta per succedere qualcosa” e subito dopo
una donna vestita da poliziotto e con una gonna cortissima è entrata in classe.
Ha chiesto al ragazzo di alzarsi, cosa che lui ha fatto, e gli ha detto che era
un bambino molto cattivo perché non aveva fatti i compiti. Quindi, ha messo su
una canzone di Britney Spears e ha tirato fuori un collare dalla borsa, dicendo
al mio compagno di indossarlo. È stato incredibile e nessuno di noi riusciva a
credere a quello che stavamo vedendo».
A QUATTRO ZAMPE - Ma il bello (si fa
per dire) doveva ancora arrivare. «La donna gli ha ordinato di mettersi a
quattro zampe», ha proseguito la studentessa, «e lo ha portato in giro per la
classe, colpendolo 16 volte sul sedere, una per ogni anno, con il suo frustino.
Poi lei ha iniziato a spogliarsi, fino a che è rimasta in reggiseno e slip, ha
preso della crema e se l’è messa sulle natiche, intimando al ragazzo di
spalmargliela». È stato allora che l’insegnate («era sconvolta quanto noi», ha
riferito la testimone) ha fermato la spogliarellista con un perentorio: «Basta
così». Il traumatizzato sedicenne è corso fuori dall’aula, mentre la stripper
si è rivestita, ha messo via le sue cose con calma e se ne è andata. «Eravamo
tutti sotto choc. Apparentemente, è stata la madre del mio compagno a
organizzare ogni cosa, ma quello che lei voleva era solo imbarazzarlo un po’
con qualcosa di divertente tipo un uomo travestito da gorilla. Non si aspettava
di certo una cosa del genere».
(ansa.it) 2007-11-06 12:51 PARIS HILTON PIACE AI TOPI, ALLEVIA IL
DOLORE
ROMA - Questa ricerca potrebbe essere la rivincita di
calendari e veline, che assurgerebbero al ruolo di "analgesici" nei
"dolori" quotidiani: secondo gli scienziati dell'università di San Diego,
una foto di Paris Hilton avrebbe infatti la capacità di alleviare il dolore nei
topolini maschi. Lo studio è stato presentato al congresso della società
americana di Neuroscienze: i ricercatori hanno notato che dopo un'iniezione
dolorosa i topi maschi passano meno tempo a leccarsi la ferita (segno
utilizzato per determinare la quantità di dolore provato) se nella gabbia è
presente una foto della showgirl. Questo effetto, che scompare se la foto viene
tolta, non è stato notato nei topi femmina.
Inoltre, dalle analisi è emerso che dopo l'incontro con Paris i topi hanno
livelli più bassi della proteina c-fos nella parte del midollo spinale
responsabile della trasmissione del dolore. In realtà, anche gli stessi
scienziati dubitano delle proprietà taumaturgiche della Hilton, che anzi
probabilmente agisce più sugli ormoni dello stress che su altri:"I topi
vedono gli uomini come potenziali predatori - spiega Jeffrey Mogil, che ha
condotto lo studio - e per ragioni sconosciute questo effetto vale di più per i
maschi". La teoria è confermata da altri studi condotti con immagini molto
meno piacevoli, come quelle di gatti in pose minacciose: anche in questo caso
le cavie provano dolore meno intenso.
Ha ragione Britney Spears a spendere tutti quei dollari per soddisfare le sue esigenze. Altro che mutande del mercato, non si badi a spese e sputtaniamoci gli stipendi per diventare dei piccoli Britney Spears!! Costumini leopardati per tutti!!! Venghino signori, venghino!!! Magari non un minuto prima della fine del mio turno, per piacere, e magari non parlandomi in inglese per sapere se un dato tipo di aghi vada bene per gonfiare una data camera d'aria di un dato pallone di un dato sport conosciuto come fussball o football o calcio o zinco. Zincopiombo zincopiombo zincopiombo.
In
tribunale i conti della Spears. L'esborso maggiore non è per le case ma per
feste, divertimenti e regali
LONDRA (Gran Bretagna) -
Se
siete curiosi di sapere quanto costi vivere come una star (anzi, come una
popstar, sebbene sembri precocemente avviata sul viale del tramonto), eccovi
accontentati: 353,217 dollari (243.816 euro) al mese. Questo, infatti, il conto
spese presentato ieri al tribunale di Los Angeles da Britney Spears,
nell’ambito della battaglia legale che la vede opposta all’ex marito Kevin
Federline per la custodia dei loro due figli, Sean Preston, 2 anni, e Jayden,
1, momentaneamente affidati al padre dopo i noti problemi con la legge di
Britney, beccata a guidare senza patente.
NOTA SPESE - Il documento, che elenca
nel dettaglio entrate e uscite mensili di casa Spears e ha avuto ampio risalto
anche sul Times, mette nero su bianco l’elevato tenore di vita
dell’ex lolita del pop: l’esborso maggiore è per le feste (genericamente
indicate come «entertainment, gifts and vacations» – ovvero, divertimento,
regali e vacanze) che le costano 102.000 dollari (70.407 euro) ogni 30 giorni,
mentre le spese mediche (comprensive dell’assicurazione sulla salute)
raggiungono gli 86.397 dollari (quasi 60.000 euro) mensili, ovvero 1.036.764
dollari (oltre 715.000 euro) all’anno. E a giudicare dalle condizioni fisiche
della cantante, ospite quasi regolare delle più famose rehab degli Stati Uniti
per curare i suoi eccessi di alcool e droga, quel milione di dollari sembra
davvero denaro buttato. Come pure i 16.000 dollari (11.000 euro) che se ne
vanno in vestiti, pensando a come si concia (vedere per credere l’orripilante
completino leopardato rosa, aperto sul davanti, sfoggiato alla festa di
Halloween di Heidi Klum).
CASE E PASTI - A far lievitare i conti,
anche le spese vive di manutenzione delle sue case, che ammontano a circa
61.270 dollari (poco meno di 42.300 euro) mensili e comprendono 49.266 dollari
(34.000 euro) per i mutui, 2.507 dollari (1.730 euro) di spese telefoniche e 9.497
dollari (circa 6.500 euro) per le bollette (anche le popstar pagano luce, acqua
e gas). Oltre a questo, vanno aggiunti i 4.758 dollari (quasi 3.300 euro) per i
pasti fuori casa e i 35.000 dollari (poco più di 24.100 euro) che passa a
Federline per il suo mantenimento e quello dei bambini. In realtà, dopo il 15
novembre la cifra scenderà a 15.000 dollari (più o meno 10.350 euro) e sarà
destinata per intero ai figli, mentre all’ex marito Britney non darà più un
centesimo.
LE ENTRATE - Se ancora non vi è
venuto mal di testa con tutti questi numeri, la voce «ricavi» potrebbe darvi il
colpo di grazia: spulciando la documentazione presentata, è, infatti, emerso
che la quasi 26enne cantante, tornata questa settimana nei negozi con l’album
«Blackout» (titolo profetico, visti i 4 anni di assenza dalle scene), spende in
realtà solo la metà di quanto incassa. Ovvero, 732.868 dollari (505.879 euro),
che moltiplicati per 12 mesi fanno 8.794.416 dollari (poco più di 6 milioni di
euro) e che vanno ad aggiungersi ai 33 milioni di dollari (circa 23 milioni di
euro) che sono depositati su sei conti correnti. Non solo. Britney possiede
anche una foresta in Louisiana che vale 6 milioni di dollari (4,1 milioni di
euro), oltre a numerose altre proprietà.
SCARSA IN BENEFICENZA - «Braccino corto»,
invece, per quanto riguarda la beneficenza, con appena lo 0,0682% dei suoi
guadagni – ovvero 500 dollari, 345 euro al mese – destinati alle opere di
carità. Davanti al giudice Scott Gordon sono, però, finiti anche i conti di
Kevin Federline, che hanno mostrato come l’ex ballerino abbia intascato in un
anno appena l’1% di quanto la ex moglie metta da parte in 30 giorni, visto che
dei 500.000 dollari (345.000 euro) lordi percepiti nel 2006, gliene sarebbero
rimasti appena 7.436 (5.100 euro) netti. Controllando le sue spese mensili,
7.500 dollari (5.177 euro) se ne vanno per il noleggio dell’auto, 6.000 (4.100
euro) per la sicurezza e 2.000 (1.380 euro) per i vestiti, mentre i
divertimenti gli costano 5.000 dollari (3.451 euro), i ristoranti 1.500 dollari
(1.035 euro), la bolletta del telefono 750 dollari (517 euro) e le spese per il
cibo altri 720 dollari (496 euro). Dall’esame degli incartamenti è poi emerso
che la Spears avrebbe perso la custodia dei due figli principalmente perché ha
osato sfidare il tribunale, guidando con i bambini in auto prima di aver
riottenuto la patente.
La
requisitoria in un episodio non ancora uscito in Italia: «Siete senza l’assicurazione? Noi vi curiamo lo stesso»
Dottor House contro Bush: sanità per tutti
Il
medico tv fa il pugno chiuso e proclama: «Ha ragione Michael Moore»
NEW YORK — Il
potentissimo magnate conservatore Rupert Murdoch, grande alleato del
partito repubblicano, si è ritrovato, suo malgrado, a dare una mano ai
candidati democratici nella corsa presidenziale del 2008. In una puntata della
popolarissima serie tv «Dr. House», trasmessa dalla sua rete Fox, il
carismatico medico Gregory House si è scagliato contro le politiche sanitarie
dell'amministrazione Bush, oggi difese a spada tratta da candidati repubblicani
quali Rudy Giuliani e Mitt Romney. Nel quinto episodio della quarta serie, non
ancora trasmesso in Italia, intitolato «Mirror, Mirror» (cioè «Specchio,
specchio»), il protagonista (interpretato dall'attore inglese Hugh Laurie)
chiede a una folla di pazienti radunati nell'atrio della clinica: «Chi di voi
non ha un'assicurazione sanitaria?».
Quando la maggior parte
degli interpellati alza la mano, il burbero medico risponde: «Michael Moore
aveva ragione». Poi ordina «stanze private e costosi esami diagnostici per
tutti questi pazienti» e dopo aver alzato il pugno sinistro (nel destro ha il
bastone) esclama: «Fight the power», combatti il potere. Non è la prima volta
che un programma tv cita il documentario «Sicko», l'appassionato j'accuse di
Moore contro il sistema sanitario americano, attualmente al centro di
un'indagine federale per le scene ambientate a Cuba, in barba all'embargo.
Eppure nessuno, prima del Dr. House, aveva avuto il coraggio di sposare le sue
tesi provocatorie in prime time. E anzi, dal New Yorker alla Abc, i media
americani sono stati piuttosto inclementi con «Sicko ».
Ma in un anno in cui la
riforma sanitaria
è diventata uno dei temi centrali nella corsa per la Casa Bianca, «Sicko »
ha rivitalizzato il dibattito tra i fautori di un sistema sanitario pubblico,
di stile canadese ed europeo. L'unica consolazione per Murdoch è che l’episodio
ha avuto un indice di gradimento ancora più elevato della puntata in cui il
dottore dalle idee liberal scopre che una paziente simulava dei disturbi soltanto
per poter ottenere un check-up gratuito—stava per perdere l'assicurazione
sanitaria— che lui non le nega. Da qui alle elezioni del 2008, secondo
indiscrezioni, Dr. House tornerà più volte ad occuparsi del rapporto tra
politica e sanità. Col beneplacito di Mr. Murdoch, consapevole del fatto che,
in tutti i sondaggi, gli americani pongono la riforma sanitaria in cima alle
loro preoccupazioni. E non senza buoni motivi.
Uno studio svolto tra 12
mila adulti in 7 nazioni occidentali e pubblicato questa settimana dal Commonwealth
Fund scopre che la sanità negli Stati Uniti è peggiore rispetto a quella degli
altri sei Paesi esaminati: Inghilterra, Germania, Olanda, Canada, Nuova Zelanda
e Australia. Non passa mese senza che una nuova statistica metta sotto accusa
il sistema americano. Dai suoi altissimi indici di mortalità infantile, ormai
da Paese del terzo mondo, all'epidemia di obesi: 33% contro il 3% del Giappone.
Per non parlare dei 47 milioni di americani senza alcun tipo di copertura medica,
a fronte del fatto che le spese sanitarie americane del settore pubblico e
privato oggi superano il 16% del reddito nazionale (contro il 5% del 1950).
Nonostante queste cifre allarmistiche, le proposte di riforma dei candidati
democratici sono giudicate «insufficienti » e «inadeguate» da molti elettori.
«Tutti hanno paura di un Billary-bis — spiegano gli analisti —, il replay dello
sciagurato naufragio della riforma sanitaria varata dalla first lady Hillary
Clinton, con il beneplacito dell'allora presidente Bill Clinton».
NEW
YORK -
La musica come il doping, qualcosa da vietare perché altera le prestazioni e
aumenta il rendimento. I Rolling Stones come gli steroidi anabolizzanti. Mentre
perde la partita contro le droghe vere, vede cancellare medaglie olimpiche e
incorona re dei fuoricampo nel baseball un uomo gonfio di sostanze proibite, lo
sport americano sembra voler parlar d'altro. E prende di mira il più antico
degli aiuti psicologici: dai tamburi africani fino ai Sufi, dall'induzione di
stati di trance e resistenza fisica in cui si può ballare per ore ed ore
all'induzione di analgesia, per cui i partecipanti al rituale possono camminare
sul fuoco senza sentire dolore, la musica ha avuto un ruolo fondamentale nella
vita degli uomini. Ma ora si cambia. Niente più iPod nelle orecchie dei
corridori. Ieri il New York Times lo annunciava con un lungo articolo in prima
pagina.
Alla vigilia della più famosa maratona del mondo, quella che parte dal ponte di
Verrazzano e si conclude a Central Park, la federazione americana di atletica, la Usa Track and Field, ha
messo al bando l'uso di auricolari e riproduttori di musica portatile nelle
competizioni ufficiali. Le nuove regole sono state prima giustificate con
motivi di sicurezza, ma poi si è chiarito che il divieto è figlio della volontà
di non dare "un vantaggio competitivo" a chi corre con la musica
nelle orecchie. Certo, studi seri sostengono che esiste una relazione tra il
suono ascoltato e le prestazioni e che la musica riduce la percezione dello
sforzo e, aiutando il rilassamento, riduce il consumo di calorie. Ci sono
perfino teorie più avanzate e i triatleti selezionano compilation di canzoni in
cui le battute al minuto sono identiche ai passi della corsa, per creare
un'identificazione perfetta di ritmo.
Alcuni
scienziati teorizzano che ci sia un collegamento tra musica e movimento, e per
dimostrare che evolvono insieme, all'università canadese di McMaster, ne hanno
provato gli effetti sui neonati, scoprendo nei bambini di sette mesi dei legami
multisensoriali tra il sistema dell'udito e la parte motoria. Il direttore
dell'Institute for Music and Brain Science di Harvard, Mark Tramo, era un
musicista rock professionista prima di fare medicina e si convinse del legame
tra musica e risultati quando vinse i 100 metri al liceo ripetendosi nella testa
"Brown Sugar" dei Rolling Stones.
Così si è deciso di vietarli. Ma ora i lettori Mp3 sono sempre più piccoli e
invisibili, possono essere facilmente celati sotto una maglietta, in un
reggiseno o nel bordo dei pantaloncini, e le cuffie nascoste da cappellini e
fasce per il sudore. Così il bando sarà difficile da applicare: a New York sarà
praticamente impossibile, alla maratona della Grande Mela partecipano 38mila
persone.
Apparentemente più severi sono stati domenica scorsa alla maratona del corpo
dei Marines, gli ufficiali avevano promesso di squalificare chi fosse stato
trovato con gli auricolari ma la minaccia è stata inutile e decine di corridori
sono arrivati al traguardo accompagnati dalla musica. L'unica volta in cui fino
ad oggi il divieto è stato fatto rispettare scrupolosamente è alla
"Maratona della Nonna" che si corre a Duluth in Minnesota: ai 7,000
partecipanti sono stati ritirati gli iPod, che poi l'organizzazione ha spedito
a casa il giorno dopo. In trenta hanno cercato di fare i furbi ma sono stati
intercettati e squalificati.
L'organizzatore, Scott Keenan, deve aver preso la cosa un po' troppo sul serio
se è arrivato a dichiarare al New York Times di essere riuscito "a
dimostrare che è possibile far rispettare il divieto: gli altri che non ci
riescono si dovrebbero vergognare". Mary Whittenberg, che dirige invece
l'organizzazione di New York, spiega che lei questa volta non riuscirà a far
rispettare il divieto anche se per il futuro cercherà di organizzarsi, ma poi
ammette: "Io per superare i momenti più duri ho bisogno degli U2 nelle
orecchie".
Linus, il più famoso dj italiano, è arrivato a Manhattan da poche ore, correrà
la maratona, la sua passione per la corsa è ormai proverbiale. Appena vede il
New York Times non si trattiene: "Ma la Federazione americana non ha
niente di meglio a cui pensare? Non ho mai visto incidenti causati da chi ha le
cuffiette, e se anche può essere considerato un aiuto psicologico non è certo
in grado di fare la
differenza. Basta farci caso, chi ha gli auricolari è chi sta
sopra le tre ore". Linus domenica non avrà l'iPod: "Mi piace correre
in compagnia e se forse vogliamo trovare un aspetto positivo in questo divieto
è proprio questo: isolarsi è contro lo spirito etico delle grandi maratone,
sono imprese da condividere. Io ascolto musica quando mi alleno da solo, mi fa
dimenticare la fatica e i dolori. Ascolto il rock, anche se non è il mio genere
preferito. Ma non ci sono dubbi: la corsa è rock".
I corridori di razza, l'élite della categoria, e i puristi disdegnano la musica
in gara perché dicono che devono concentrarsi sui movimenti e le armonie del
loro corpo e sentire gli altri corridori. Preferiscono il suono della folla e
il rumore del proprio respiro. Tucker Andersen, che partecipa alla maratona di
New York dal 1976, deride i fanatici della musica come strumento per la
concentrazione e sostiene che chi ha la musica nelle orecchie non rispetta gli
altri e taglia la strada, ma poi non si accorge di contraddirsi: "Mi
ricordo la mia prima volta, ero nel Bronx, verso la fine, non ero sicuro se ce
l'avrei fatta, poi un ragazzino ha messo sul davanzale della sua finestra uno
stereo che sparava la colonna sonora di Rocky a tutto volume. Se avessi avuto
l'iPod non me ne sarei mai accorto... ".
Chi però è abituato ad usare la musica per darsi la carica, per resistere alla
fatica, ora si sente smarrito di fronte alle nuove regole, alcuni sostengono
che sarebbe come obbligare tutti a correre scalzi. Ma anche prima della nascita
del walkman, del cd portatile e dell'iPod, la musica veniva considerata uno
strumento per migliorare le prestazioni, non solo degli atleti ma anche dei
chirurghi e perfino delle mucche, che la leggenda vuole siano in grado di fare
più latte se si diffondono brani di classica nelle loro stalle.
Nelle sale operatorie la musica è una costante, e solitamente il dj è
l'anestesista. L'idea è che la musica in sala operatoria diminuisca le ansie,
aiuti la concentrazione e il ritmo dei movimenti, ma quando ci sono
complicazioni di solito si sceglie di spegnerla. Camillo Ricordi porta un
cognome importante, anzi fondamentale, nella storia della musica italiana: è
discendente diretto di quel Giovanni che duecento anni fa "inventò"
l'Opera italiana e suo padre Nanni è uno dei discografici che ha segnato la nascita
della nostra musica leggera. Ma nella sua vita ha scelto la professione medica,
con un successo notevole.
Lo troviamo in Florida dove dirige il centro di trapianti cellulari
dell'Università di Miami: "Per me è fondamentale ascoltare musica mentre
opero, serve a rilassare le tensioni, i miei preferiti sono Giuseppe Verdi,
Billy Joel, i Pink Floyd e Bruce Springsteeen, ma ogni occasione ha la sua
colonna sonora: per fare un trapianto o un'operazione di microchirurgia ci
vuole qualcosa di molto leggero, non ci possono essere attacchi di batteria o
tromboni a far sobbalzare chi tiene i ferri. In altri casi, se è necessario
tenere alta l'attenzione e l'adrenalina allora trovo perfetta la musica
sinfonica".
Anche Ricordi è convinto che il suono nelle orecchie garantisca migliori
prestazioni: "Aiuta a tenere il ritmo, ma non solo, molti studi dimostrano
che la musica ha effetti terapeutici, e recenti ricerche ci raccontano come
aiuti lo sviluppo del cervello dei feti quando la madre ascolta musica
sinfonica. Può avere effetti portentosi, ma non è doping, questo no: è invece
qualcosa che migliora la nostra vita". Addirittura è stato scoperto un
"Effetto Mozart": secondo uno studio del dipartimento di fisica
dell'Università californiana di Irvine, l'ascolto della sonata K.448 migliora
significativamente la capacità di ragionare e aumenta il metabolismo cerebrale
in alcune zone del cervello importanti per le funzioni cognitive.
Certamente non sapeva tutto questo, ma Archie Moore, pugile degli anni
Cinquanta e campione del mondo dei massimi, si allenava chiedendo al
sassofonista Lucky Thompson di suonare a bordo ring. Ascoltare il jazz, diceva,
mi aiuta a prepararmi al meglio e ad essere il più forte. Possiamo credergli
visto che ancora oggi, mezzo secolo dopo, detiene il record degli avversari
messi al tappeto: centoquarantacinque.
Dall'esame del capello a quello della forza muscolare. «Nessuna base
scientifica»
I test per le intolleranze alimentari?
«Li fanno tutti, ma sono una truffa»
I medici: sono inutili. In nove casi su dieci l'esito è positivo
ROMA — «Non è vero eppure ci credo». Deve essere questo il motto che ogni
anno trascina migliaia di persone in farmacie, studi e laboratori dove si
eseguono test per le intolleranze alimentari. «Inutili, vere truffe», secondo
la medicina ufficiale che periodicamente, nel tentativo di stroncare il
fenomeno, torna alla carica con editti di condanna. L'ultimo pubblicato su
Medical Network, rivista dei medici specialisti ambulatoriali (riuniti nel
Sumai).
Eppure la moda è più che mai in auge, mutuata dagli Stati Uniti nel 2000. I
due terzi circa degli italiani che si fanno visitare dal medico per dimagrire
confessano di aver provato almeno una volta il tricotest (analisi del capello),
un vegatest (apparecchio che misura la reazione ai cibi) o un esame fondato sulla
kinesiologia. Stringi in mano ampolline con estratti di sostanze a rischio per
osservare eventuale perdita di forza muscolare.
Nel 90% dei casi la risposta è positiva. Si scopre di essere intolleranti a
qualcosa. In genere latticini, cereali, frutta secca, salumi. I più calorici. E
così il nuovo, presunto intollerante torna a casa determinato a tagliare dalla
tavola i cibi incriminati. Giovanni Spera, presidente della società italiana
contro l'obesità, non ha dati numerici ma conferma: «Quasi tutti abboccano, si
fanno abbindolare dalla suggestiva teoria secondo cui non si dimagrisce perché
si mangia ciò che il nostro corpo rifiuta. Un facile alibi per dire a se stessi
che non è colpa nostra».
Su Medical Network un allergologo dell'azienda Asl di Reggio Emilia, Gianluigi
Rossi, dopo aver analizzato la letteratura scientifica disponibile conclude:
«Emergono con chiarezza l'inconsistenza e le contraddizioni, terminologiche e
concettuali, dei sostenitori. Non esiste alcun esame di laboratorio in grado di
valutare la presenza di un'allergia o intolleranza prescindendo dalla storia
clinica ». Ancora più grave, insiste Rossi, è che le indicazioni dietetiche
vengono prescritte per corrispondenza.
Durissima la posizione di Claudio Cricelli, presidente della Società
italiana di medicina generale: «Sono esami destituiti di ogni fondamento,
truffe. Malgrado diverse società scientifiche si siano espresse come noi, la
gente non cambia atteggiamento. Le conseguenze sul piano nutrizionale possono
essere pericolose».
La popolarità delle intolleranze è alimentata dal passaparola, dai racconti di
dimagrimenti miracolosi legati alla scoperta che l'organismo non sopporta certe
sostanze. Dalle promesse di operatori non sempre ben documentati, quasi mai
medici. «Queste indagini funzionano. Ma tutto dipende da chi le utilizza,
ognuna di esse può avere risultati eccezionali. Fra di noi ci sono persone
serie e meno serie», difende i test su cui si fondano le diete alternative
Mario Mauro Mariani, docente di omotossicologia, Comitato per le medicine non
convenzionali. Il problema, aggiunge, è che si tratta di sistemi difficilmente
ripetibili «e comunque un accurato intervento deve basarsi sulla storia clinica
del paziente».
L'allergologo
Claudio Ortolani parla di tecniche illogiche che costituiscono il pretesto per
diete rotatorie: «Si tolgono a rotazione i cibi sospetti. All'inizio in effetti
si perde qualche chilo, ma succede lo stesso con i placebo. Poi torna tutto
come prima ». La nutrizionista Gigliola Braga, nota per il
sostegno alla dieta a Zona, non utilizza i test: «Di intolleranze non si
ingrassa. Per curiosità statistica segno sulla scheda dei miei pazienti se ne
hanno fatti. E la maggior parte ci sono cascati ».
Tra l'altro, ho scoperto anche che Luttazzi torna in tv, su La7, con un programma che si chiama DECAMERON e che promette di trattare argomenti quali politica, sesso, religione e morte. Volevo cercare un palinsesto, per memorizzare data e ora della trasmissione. Lui mi sembra simpatico e interessante, anche se non ho mai veramente visto qualcosa di suo: ne ho solo sentito parlare. Appuntamento al 3 novembre, c'è scritto. Alle 23.30. C'è anche un video...
Continuano ad arrivarmi email che mi propongono di assumere Viagra, di fare offerte in giro per il mondo, di aiutare famiglie Wilson, mi spiegano come ottenere i primi posti nei risultati delle ricerche fatte con google... e mi informano anche del fatto che ho vinto centinaia di migliaia di dollari!!!!! ...Oltre ad offrirmi foto di donnine nude piuttosto intraprendenti. A questo punto mi chiedo a cosa serva avere un indirizzo email in Leonardo. Mi arriva solo spazzatura, tanto vale eliminare il problema alla radice. Vedrò di procedere.
Prima di scrivere qui, ho fatto un giro nella rete.. scoprendo che: Belinelli, al suo esordio in NBA, ha segnato 6 punti (0/1 da 2; 2/3 da 3; 1 palla persa) in 12', nulla di trascendentale dalla PSP (PlayStation Portable, per chi non la conoscesse è il marchingegno di cui posterò un'immagine) non si possono lasciare commenti nel mio blog, che quindi non risulta accessibile a tutti; l'anello dei campioni NBA è abbastanza orrido; il sottotitolo del mio blog non è aggiornato.
Provvederò dunque all'aggiornamento. La settimana scorsa ho fatto un giro a scuola, dove ho ritirato il diploma che mi sono guadagnata l'estate scorsa. E' il mio primo "pezzo-di-carta" importante. Nice.
Torno, puntuale, dopo quasi un mese d'assenza, per prendermi cura di te, oh blog, che le secrete vie del mio cor soavemente tieni... E' un periodo di grande movimento, questo, a causa del lavoro, dello studio, della casa. Internet e la tastiera si stanno ritrovando relegati all'ultimo posto della graduatoria delle cose da affrontare. Vabbè, d'altronde, sono contenta di quello che faccio. Aspetto con ansia il mio primo stipendio e il mio primo esame, che non ho capito bene quando sarà, ma le date in gioco sono 23 novembre e 1° dicembre. Manca sempre meno al mio compleanno, parlando di date. E siamo quasi a novembre, parlando sempre di date. Il mio turno, al DECATHLON di * (decidete voi..), oggi inizia alle 10 per concludersi alle 14 e ricominciare alle 16, per terminare nuovamente alle 20. Otto ore, un giorno da otto ore c'è sempre, in ogni mia settimana. Vado ad avviare la mia giornata. Oggi piove, ci vorrà un po' di più.
TORNA L'ORA SOLARE, OROLOGI UN'ORA INDIETRO (ansa.it)
ROMA - Lancette un'ora indietro nella notte fra sabato 27 e
domenica 28 ottobre: alle 03:00 di mattina di domenica torna infatti l'ora
solare che ci accompagnerà fino all'ultima domenica di marzo 2008. Dopo sette
mesi, viene così archiviata l'ora legale, che ogni anno permette di norma un
risparmio energetico di circa 80 milioni di euro. La genesi dell'ora legale,
che saluteremo dormendo un'ora in più, affonda le sue radici nella storia.
Il primo a teorizzarla fu Benjamin Franklin il quale - facendone l'oggetto di
un articolo sul Journal de Paris - individuò nell'adozione per convenzione di
un orario diverso che 'inseguisse' il sole e quindi la luce, un modo per
ottenere dei risparmi energetici. L'idea non ebbe grande seguito anche perché,
all'epoca del geniale politico-pensatore-scienziato, i risparmi sarebbero stati
relativamente bassi (Franklin pensava, ad esempio, alle poche candele che si sarebbero
consumate sia nelle case che nei castelli di fine '700).
I calcoli sono oggi ben diversi, visti i consumi nei Paesi piu'
industrializzati. Oltre un secolo dopo (nel 1907), l'idea venne ripresa dal
britannico William Willet, e questa volta trovò seguaci: nel 1916 la Camera dei
Comuni di Londra diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo
spostamento delle lancette un'ora in avanti durante l'estate. Molti paesi
imitarono la Gran
Bretagna, soprattutto in tempo di guerra, quando il risparmio
energetico è una vera priorità. Da anni armonizzata a livello europeo,
nonostante le polemiche di alcuni stati membri quali la Francia (che nel 1997
aveva deciso di non aderirvi in quanto non piaceva agli agricoltori), l'ora
legale è stata adottata per la prima volta in Italia nel 1916, dal 3 giugno al
30 settembre. Negli anni successivi l'inizio fu anticipato a marzo. La norma
rimase in vigore fino al 1920 e poi venne abbandonata. Dopo 20 anni, però, si
decise di farvi di nuovo ricorso: Mussolini decretò che era necessaria e la
riammise.
L'ora legale così tornò in auge nel 1940 e negli anni del periodo bellico, e vi
rimase fino al 1948, anno in cui venne nuovamente abolita. L'adozione
definitiva risale al 1966, durante gli anni della crisi energetica. Per i primi
tredici anni venne stabilito che l'ora legale dovesse rimanere in vigore dalla
fine di maggio alla fine di settembre (dal 22 maggio al 24 settembre). Dal 1981
al 1995, invece, si stabilì di estenderla dall'ultima domenica di marzo all'ultima
di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996 quando si
stabilì di prolungarne ulteriormente la durata dall'ultima domenica di marzo
all'ultima di ottobre.
Sono ormai quasi tutti i paesi industrializzati che, proprio in virtù dei risparmi
possibili, hanno adottato l'ora legale, secondo un criterio di fissazione delle
date di inizio e fine il più possibile coincidenti, soprattutto per non
complicare troppo l'organizzazione degli orari dei vettori aerei, anche in
considerazione delle stagioni e delle necessità di Stati che si trovano in
emisferi diversi. Quindi l'ultima settimana di marzo che in Europa (compresa la
Russia) segna l'inizio del regime di ora legale, nell'emisfero australe ne
celebra la fine. Ma
c'é anche qualcuno che, come il Giappone, non aderisce all'ora legale: anche in
questo caso a mettere i bastoni tra le ruote sono stati gli agricoltori, visto
che è soprattutto nelle prime ore della mattina che è concentrato il lavoro nei
campi ed è allora che serve più luce. Le lancette non si spostano anche in gran
parte del resto dell'Asia, come anche in Africa.
L'Iran figura invece nell'elenco di chi la adotta, seguendo il calendario
persiano che, in fin dei conti, non si discosta molto dal nostro: l'inizio è
fissato per il primo giorno del primo mese, quello di "farvardin",
che comincia in coincidenza con l'equinozio di primavera, e la fine sette mesi
dopo. Qualche incertezza, infine, per l'orologio di chi decide di visitare
l'Antartide: qui l'ora legale - e quindi solare - cambia a seconda di quale
bandiera sia issata sulle basi che sono state istituite per motivi scientifici
(ma non solo) sull' immensa placca di ghiaccio.